
La figura della figlia del diavolo attraversa la letteratura, il cinema e il folklore europeo sotto forme molto diverse. Cosa distingue un adattamento cinematografico di un romanzo ancorato nel realismo sociale, e come lo stesso archetipo porta significati opposti a seconda del medium? È ciò che permette di osservare il confronto tra le opere recenti che mobilitano questo motivo.
Folklore di Edimburgo e stregoneria urbana: il terreno dimenticato del mito
I concorrenti che trattano della figlia del diavolo si concentrano sul riassunto della trama o sulla scheda tecnica di un film. Nessuno risale al substrato storico che alimenta questo mito. Il romanzo di Jenni Fagan, pubblicato con il titolo La Figlia del Diavolo, colloca la sua azione in un edificio fittizio del Royal Mile a Edimburgo, ma la scelta non è affatto arbitraria.
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Le viuzze e gli edifici fatiscenti che costeggiavano il Royal Mile nel XIX secolo hanno alimentato un folklore denso, fatto di patti con il diavolo e maledizioni familiari. I racconti popolari scozzesi attribuivano agli edifici più antichi delle apparizioni legate alla miseria dei loro occupanti. Fagan sfrutta questa memoria facendo del suo edificio un personaggio a tutti gli effetti, attraversato da un secolo di drammi.
Per approfondire l’origine della figlia del diavolo su Familles Connectées, bisogna risalire a questo strato di folklore locale che la finzione contemporanea riattiva. Il romanzo di Fagan non si limita a riprendere un archetipo: lo radica in una geografia reale dove la stregoneria serviva storicamente a designare i marginali.
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Romanzo, film, telefilm: tabella comparativa delle opere attorno alla figlia del diavolo
Numerose opere portano un titolo identico o molto simile, il che crea una confusione frequente. La tabella qui sotto permette di distinguere gli approcci.
| Opera | Formato | Anno | Angolo principale | Registro |
|---|---|---|---|---|
| La Figlia del Diavolo (Jenni Fagan) | Romanzo | 2021 (VO) / traduzione italiana | Critica sociale, folklore scozzese, trasmissione intergenerazionale | Realismo magico |
| La figlia del diavolo (film) | Film | 2017 | Istituzione scolastica, suspense | Thriller / horror |
| The Devil’s Daughter | Telefilm | 1973 | Possessione, patto demonico | Horror classico |
Il registro varia dal thriller psicologico al realismo magico. Il telefilm del 1973 si inserisce nella ondata di horror satanico americano, con Shelley Winters come protagonista. Il film del 2017 trasporta il motivo in un contesto scolastico contemporaneo. Il romanzo di Fagan, al contrario, costruisce un racconto su un secolo intero.
Critica sociale dietro la figura demoniaca: cosa racconta davvero Jenni Fagan
La figlia del diavolo presso Fagan non è una creatura soprannaturale nel senso classico. Arriva a Edimburgo nel 1910, remando su una bara, indossa un cappello che nasconde due piccole corna. Suo padre l’ha venduta al proprietario di un edificio per portare il bambino della moglie sterile. Il patto iniziale innesca una maledizione che si dispiega per cento anni.
Ogni decennio del XX secolo è raccontato attraverso un abitante diverso dell’edificio: un tassidermista ossessionato dalla creazione di uno scheletro di sirena, una medium sessantenne, la capo di una gang in guerra contro le triadi, un minatore disoccupato allergico alla luce, un’agente segreta affascinata dalle aviatrici.
Gentrificazione e violenze istituzionali
Numerose critiche anglofone sottolineano che Fagan utilizza la figura della figlia del diavolo per trattare realtà molto concrete:
- La gentrificazione di Edimburgo, che cancella progressivamente la memoria dei quartieri popolari dove si svolge il romanzo
- Le violenze domestiche e istituzionali subite dalle donne, trasmesse di generazione in generazione come una forma di maledizione secolare
- La marginalizzazione delle popolazioni precarie, spinte fuori dal centro città nel corso dei decenni
La « figlia del diavolo » funziona qui come un simbolo di resistenza di classe, non come una figura di paura. I personaggi che Fagan chiama « outsiders » non sono vittime passive: occupano il centro del racconto e della Storia.

Horror satanico al cinema e realismo sociale in letteratura: due usi opposti dello stesso archetipo
Il telefilm del 1973 e il romanzo di Fagan condividono un titolo, ma i loro meccanismi narrativi divergono su tutti i piani. Nel telefilm, la figlia del diavolo è una minaccia esterna che si introduce in un focolare. La paura nasce dall’intrusione. Presso Fagan, la minaccia è già lì: risiede nella struttura sociale stessa, nella povertà, nei rapporti di dominio tra proprietari e inquilini.
Il film del 2017 si avvicina di più al thriller scolastico. Rose e Kat, trattenute in un’istituzione prestigiosa, si muovono in un contesto chiuso che ricorda i collegi gotici del cinema horror europeo. La tensione si basa sull’isolamento e sul segreto, non sulla critica sociale.
Al contrario, il romanzo sovrappone i registri. Fagan alterna grandi eventi storici e dettagli minimi della quotidianità, il che conferisce al racconto una texture che il formato cinematografico comprime per necessità. Il passaggio da un decennio all’altro, piano per piano, crea una struttura architettonica che il cinema non riproduce.
Perché la figlia del diavolo rimane un motivo letterario attivo
Il motivo della discendenza diabolica non si esaurisce perché si presta a letture rinnovate. Negli anni ’70, serviva il cinema dell’orrore post-Rosemary’s Baby. Negli anni 2020, Fagan lo devia per produrre un romanzo sociale che attinge al fantastico senza cedere totalmente.
- Il folklore scozzese fornisce un ancoraggio geografico e storico che le adattamenti americani non sfruttano
- La trasmissione intergenerazionale del trauma sostituisce la possessione come meccanismo narrativo
- La figura del diavolo diventa una metafora del capitalismo e dello sfruttamento, non un’entità soprannaturale da combattere
Questo spostamento dall’orrore verso la critica sociale sostenuta da un immaginario fantastico spiega perché il motivo continui a produrre opere molto diverse sotto lo stesso titolo. La prossima adattamento o riscrittura della figlia del diavolo rifletterà le ansie del suo tempo, come ciascuna delle precedenti ha fatto prima di essa.